dai numeri in Italia ai costi del senza glutine, cosa sapere

In Italia le diagnosi di celiachia continuano a crescere. Secondo la Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia – anno 2024, pubblicata dal Ministero della Salute il 17 aprile 2026, le persone diagnosticate sono arrivate a 279.512, di cui 85.238 uomini e 194.274 donne.

La prevalenza registrata è pari allo 0,47% della popolazione.

Il dato però va letto bene: non significa per forza che la celiachia stia “esplodendo” all’improvviso.

La stessa relazione evidenzia che il numero delle diagnosi del 2024 ha superato quello del 2019, segnale che molte persone sono tornate a fare accertamenti dopo il rallentamento diagnostico visto negli anni della pandemia. In altre parole, più che un boom improvviso della malattia, il dato racconta anche un recupero dei test e dei percorsi diagnostici.

Un altro punto cruciale è che i numeri ufficiali non raccontano tutto. L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che la prevalenza stimata della celiachia si aggira intorno all’1% della popolazione, e questo porta a ipotizzare in Italia circa 600 mila casi complessivi. Tradotto: accanto ai quasi 280 mila diagnosticati, esiste ancora una quota molto ampia di persone che potrebbero essere celiache senza saperlo.

A livello territoriale, le aree con la prevalenza più alta risultano Valle d’Aosta (0,59%), Toscana (0,58%) e Umbria (0,54%).

La distribuzione conferma inoltre una maggiore presenza nella popolazione femminile, con una prevalenza nazionale femminile dello 0,64% contro lo 0,29% maschile.

Interessanti anche i primi segnali sul fronte dello screening pediatrico. Nel progetto pilota coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in Lombardia, Marche, Campania e Sardegna, sono stati coinvolti 5.535 bambini; il 3,9% ha mostrato un risultato potenzialmente indicativo di celiachia.

Nello stesso campione, il 44% è risultato geneticamente predisposto, con un dato particolarmente alto in Sardegna.

Poi c’è il tema che per chi vive davvero il senza glutine è tutt’altro che teorico: il costo della dieta. Nel 2024 il Servizio sanitario nazionale ha speso 272.674.828,02 euro per l’erogazione degli alimenti senza glutine in esenzione, con una spesa media di 975,54 euro l’anno per paziente.

Per il 2025, inoltre, lo stanziamento per pasti senza glutine nelle mense e formazione degli operatori ammonta a 895.987,96 euro, di cui 324.748,35 euro destinati ai pasti e 571.239,61 euro alla formazione.

Sul tema della formazione, la relazione segnala che nel 2024 sono stati organizzati 700 corsi, con 17.139 partecipanti. È un dato importante, perché la celiachia non si gioca solo nella diagnosi o nella spesa pubblica, ma anche nella capacità concreta di garantire pasti sicuri fuori casa: scuole, mense, lavoro, ristorazione.

Il punto finale, quindi, è semplice: i dati 2024 raccontano sì una crescita delle diagnosi, ma soprattutto ricordano tre cose.

Primo: la celiachia è ancora largamente sottodiagnosticata.

Secondo: la diagnosi precoce resta decisiva.

Terzo: per chi è celiaco, la terapia non passa da una pillola ma da una dieta rigorosamente senza glutine, da seguire in modo permanente. Ed è proprio per questo che parlare di accessibilità, prezzi, formazione e sicurezza alimentare non è un dettaglio: è parte della cura.

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